Grande momento di allegria e di ritrovo alla festa del castiglionese romano

di Marcello Camilli  :  

La prima festa del Castiglionese romano, è riuscita molto bene, patrocinata da una bella giornata di sole, vi hanno partecipato circa 150 persone, oltre ad una ventina di assenti giustificati, un clima festoso all’insegna dell’allegria e dell’entusiasmo, ci siamo ritrovati in tanti: amici d’infanzia persi di vista negli anni, volti dimenticati; qualcuno ha affermato “ci siamo sentiti tutti uniti come una famiglia”.

La festa è stata un occasione per recuperare storie e momenti di vita castiglionese passati. In particolare ho raccolto informazioni sul periodo dell’emigrazione di famiglie da Castiglione verso Roma e dintorni con lo scopo di migliorare la propria posizione lavorativa ed economica; soprattutto di quelli che si trasferirono durante gli anni ’50 e ’60 a Pomezia e Torvaianica.

La città di Pomezia appunto: fu progettata inizialmente come centro principale di una zona a vocazione agricola, ha cambiato la sua storia nel dopoguerra, diventando un importante centro industriale del Lazio, in virtù della sua vicinanza con Roma e dell’inclusione del suo territorio tra le zone beneficiarie delle politiche di sviluppo economico dell’ente Cassa per il Mezzogiorno.

Torvaianica (Pomezia) - (RM)

Il piano di sviluppo fu determinante per lo sviluppo della città; infatti se il censimento del 1951 contò 6.005 abitanti e 47 attività locali con 104 addetti, quello del 1991 (gli aiuti della Cassa per il Mezzogiorno erano terminati l’anno prima) contò 37.512 abitanti, con 537 attività per 18.943 addetti. Questi furono certamente i motivi che spinsero diversi lavoratori di Castiglione a spostarsi in quella zona.

La stessa Pomezia l’11 aprile del 1953 salì prepotentemente alla ribalta a causa di un fatto di cronaca nera, il ritrovamento sulla spiaggia di Torvaianica del corpo senza vita di una giovane donna di 21 anni, Wilma Montesi. La vicenda, che giornalisticamente prese il nome di caso Montesi, ebbe vasta eco a livello nazionale, ma in ambito locale ebbe l’effetto di richiamare l’attenzione sul litorale che, così, divenne meta preferita della Roma bene e, in seguito, dell’edilizia abusiva.

Pomezia - (RM)

Proprio in merito a questo fatto di cronaca Maria Brugnetti, intervenuta alla festa quale originaria castiglionese, mi ha raccontato un aneddoto di cui è stato protagonista suo padre Elpidio Brugnetti che fu tra i primi castiglionesi a trasferirsi in quella zona.
Proprio quel giorno fatidico si trovava insieme ad altri colleghi di lavoro muratori ad edificare una villa vicino al mare, quando avvistarono una sagoma umana galleggiare sulle onde verso la riva, avvisarono i carabinieri che recuperando il corpo cadavere di una donna venne poi identificato essere di Wilma Montesi.

Per questo motivo il nostro Brugnetti fu chiamato a testimoniare nelle varie udienze del processo, tranne nell’ultima a cui non partecipò per il decesso avvenuto alcuni giorni prima, causa un incidente stradale proprio a Castiglione in Teverina il 15/5/1955.

Marcello: Chi era Brugnetti Elpidio detto Barigello?

Racconta sempre Maria, una delle figlie:

Elpidio Brugnetti (detto Barigello) classe 1894, fu il primo castiglionese a trasferirsi per lavoro a Pomezia appena il dopoguerra

Mio padre è stato un personaggio castiglionese dinamico, gran lavoratore, battagliero. Lo soprannominarono “Barigello” perché aveva l’abitudine, egualmente ad un’altra persona soprannominata anch’esso “Barigello” di tenere due fette di pane una per ciascuna mano e le morsicava alternativamente una alla volta.
La gente quando lo incontrava con queste fette di pane in mano gli diceva: “Elpidio, cosa fai con queste fette in mano? Sei come Barigello?”.  Da lì è nato il suo soprannome Barigello appunto.
Anche le figlie oggi vengono chiamate “le barigelle” anziché dire: il figlio o la figlia di Elpidio.
Sposò Finimola Arconi con cui ebbe sei figli due maschi e quattro femmine: Giuseppe, Cesarino (deceduto giovanissimo), Cesarina, Oresta e Gennarina (sorelle gemelle) e “la nostra” Maria.

Marcello: Che ricordi hai di tuo padre?

Maria: mio padre è stato un grande lavoratore, uno dei più quotati muratori castiglionesi, si è formato alle dipendenze dell’impresa Primi Nello e Marzietto cosiddetti “Le Siricie” (il padre e gli zii di Primi Siro); ha lavorato anche alle dipendenze della INEC Vaselli e di Persieri Nando (Baldisserra).  b) era un comunista convinto, molto attivo nel paese a fianco degli operai nelle lotte contro i padroni, per questo veniva spesso allontanato dal lavoro in particolare dai fattori  dell’Azienda Vaselli. Il Sor Pietro, proprio uno dei  fattori della INEC portò “Barigello” con se a lavorare in una delle Aziende romane in espansione nelle zone di Decima e Trigoria.

Col tempo si trovò bene sia con il lavoro che con l’ambiente socioeconomico e decise di trasferirsi insieme al figlio Giuseppe a Pomezia; egli fece da apripista per altre famiglie castiglionesi come Crivelli Tarquinio e Crivelli Marietto, che lo seguirono in quella zona dove c’era appunto una buona offerta di lavoro negli anni 50/60 segnati dal boom economico e dal delitto Montesi. Da bravo castijonese, anche se “comunista”, era molto attaccato al SS. Crocifisso e faceva parte della Confraternita (si vede in una delle vecchie foto pubblicate sul sito dell’ACNM davanti alla Processione mentre scende il Rivellino).

Marcello: Tuo padre morì in un incidente a Castiglione vero?

Maria: Si, accadde a Castiglione il 15 maggio del 1955 lungo la strada provinciale all’altezza della Madonnuccia, allora il manto stradale non era asfaltato e durante il mese di maggio l’erba lungo le cunette incolte è abbastanza alta, riduce la visuale soprattutto in prossimità delle curve. Barigello alla guida della sua moto, sulla curva per schivare la macchina che sopraggiungeva in senso opposto andò a schiantarsi sul lato opposto della carreggiata, rimanendo inerme a terra, lasciandoci la vita sfortunatamente. Proprio in quel periodo aveva ottenuto la pensione e si era ritirato a Castiglione per godersela al paese, proprio in quei giorni avrebbe riscosso la seconda mensilità ma non ci arrivò. Maria racconta che era ancora una ragazzetta e stava in casa insieme alle sorelle quando arrivarono delle persone e gli diedero la triste notizia. Ricorda bene un particolare: “furono Remo Codino e Latino Persieri a riportarci il portafoglio di mio padre raccolto dopo l’incidente, conteneva ancora una parte del compenso lavorativo datogli da Baldisserra la sera prima, con cui stava costruendo il palazzo sulla via Orvietana che avrebbe ospitato il Bar di Remo chela Banca del Monte dei Paschi.

Grazie a Maria Brugnetti che mi ha fornito tutte queste informazioni; oggi Maria ha 80 anni, anche Lei viene dalla gavetta: dopo esser vissuta per trenta anni a Castiglione in situazione di povertà, ha deciso di trasferirsi a Roma a Torre Maura sulla Casilina, per fare la portiera in un palazzo condominiale di oltre 100 appartamenti, “mi sembrava di vivere in una caserma” racconta; poi si è sposata con Pietro Onida con cui ha avuto una figlia Donatella; nel 1979 si sono trasferiti a Pomezia migliorando la condizione di vita, dopo anni di sacrifici, nella casa del fratello Giuseppe dove vivono tutt’ora. “A Castiglione dove vive ancora mia sorella Oresta Brugnetti, non sono mai mancata alla festa del SS. Crocifisso”.
.

6 risposte a "Grande momento di allegria e di ritrovo alla festa del castiglionese romano"

  1. Giuseppe 3 gennaio 2012 / 20:49

    Dell’incidente di Barigello, me lo ricordo come fosse adesso.
    Era quasi certamente Domenica pomeriggio.
    Tutto il paese ne parlava, per fortuna di quei tempi gli incidenti erano pochi.
    La curva della Madonnuccia dove è successo sembrava lontana. Era piena campagna.

    • Marcello Camilli 4 gennaio 2012 / 17:56

      Giuseppe, mi ha colpito come hai descritto la “Curva della Madonnuccia”….. sembrava lontana. Pensa quanto è cambiato Castiglione. Il soggetto “Barigello” te lo ricordi? Che tipo era? Che moto aveva? Maria, sua figlia, ricorda che la controparte, non ho capito bene se era in moto o in macchina, era un parente di Don Rossi, il famoso Priore di Sermugnano.

  2. Filippo 8 gennaio 2012 / 14:37

    Quando si dice il destino..Nel 1955 nella nostra zona ci saranno state si e no 5 macchine e 5 moto. Comunque sia complimenti ai partecipanti di questo mega ritrovo di Castiglionesi e alla storia scritta da Marcello e il servizio fotografico annesso..W i Castiglionesi tutti..

  3. Amministratore del sito 16 gennaio 2012 / 20:00

    ################ COMUNICAZIONE DELL’AMMINISTRATORE DEL SITO #####################

    Si informa che in questo posto è stato rimosso un commento altamente offensivo rivolto a persone.
    I dati di identificazione del commentatore sono in nostro possesso e se dovesse ripetersi questo fatto increscioso, saremo costretti a sporgere denuncia alle autorità giudiziare preposte.
    #################################################################################

  4. Marco 16 gennaio 2012 / 21:21

    Hai letto il post che parla di te?
    Non sò se ti è chiaro, ma attenzione che da domani posso sapere chi sei e farti fare il culo a strisce.
    Quindi non ti azzardare più ad offendere nessuno su questo sito.
    Se vuoi vai a farlo da un altra parte e se hai il coraggio fallo a quattr’occhi con la persona interessata.
    Adesso puoi rispondere pure a me se hai il coraggio! Oppure gira alla larga che è meglio per te!

    Marco Luzzi

  5. Filippo 16 gennaio 2012 / 21:50

    Mi chiedo come sia possibile che una persona normale possa essere così cattiva nell’animo da augurare cose simili ad un essere umano. Questa “persona” se così possiamo chiamarla merita soltanto il nostro disprezzo. Mi Auguro che non sia un Castiglionese, perché se così fosse sarebbe ancora più grave. Oltre ad essere cattivo nell’animo è anche ingenuo, forse non sa che è possibile nel giro di qualche minuto conoscere esattamente chi sia…Sei uno sciacallo..

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