UN SOMARO E L’ESTATE

di Francesco Chiucchiurlotto

Il Pian della Nave è un toponimo per indicare una zona in prossimità del Tevere, dove un tempo il fiume era navigabile;  pianeggiante e molto fertile, adatto alle colture estensive: tabacco e grano.Il Pian della Nave era anche un richiamo, un riferimento, una minaccia per i ragazzi che non volevano studiare o che non ubbidivano ai genitori.
“Se continui così ti mando al Pian della Nave”
“Ti ci vorrebbe il Pian della Nave, così impari come si sta al mondo!”

 Insomma lo spauracchio funzionava perché spesso d’estate le condizioni di lavoro per la mietitura o la sfogliatura del tabacco, avvenivano in condizioni di clima e temperatura proibitive; la domenica alla messa, quando ci si ritrovava un po’ tutti in piazza, chi lavorava al Pian della Nave si riconosceva subito dall’abbronzatura della pelle, non quella ambrata delle creme, ma quella marrone del solleone.

Quel giorno, mentre le file dei mietitori avanzavano lentamente  e tra le messi gialle spuntavano i dorsi fradici di sudore, per il gran caldo l’aria sembrava rarefarsi.

A pelo dell’orizonte costituito dal grano, era tutto un tremolio d’immagini, come se le figure di alberi, colline e case, evaporassero anch’esse

C’era un silenzio assordante di microrumori: gli insetti che a nuvole impazzite volteggiano attorno ai mietitori; le eco di treni della vicina stazione; i ciottoli di fiume che rotolavano in lontananza verso il fondo; l’urto delle falci col grano e gli sbuffi affannosi.

Ed il sole che incombeva su tutto, che sfuggiva alla comprensione dello sguardo, che si dilatava a dismisura riempiendo il cielo e sembrava contribuire a quel rumore con il suotorrido, indefinibile, sovrastante respiro: Vvrrrrrrrrr r r r !!!!!!!

Per fortuna ogni tanto c’era la passatella dell’acquato e limone, per dissetare i mietitori ed anche per scambiare qualche parola tranquilli.

Rosina e Maria con le brocche colme, coperte da un fazzoletto umido, passavano tra i covoni a dissetare gli assetati, qui una battutà, là un complimento, tanto per rianimare e confortare il gruppo esausto.

Così ad un certo punto Maria vide ai limiti del campo di grano, un somarello di buona fattura e corporatura che pascolava sotto il sole, con la testa china e le orecchie penzoloni per il grancaldo.

A ben guardare aveva penzoloni anche un’altra cosa, che tra le gambe, sempre per il gran caldo, era uscito dal fodero e biancheggiava quasi strusciando le stoppie.

La battuta non la potè trattenere neanche un istante: Rosì guarda un po’ laggiù…

“Ti basterebbe la metà di quell’affare?”

“Marì, ma perché lo voe sciupà mezzo?!?”

La risposta fulminea di Rosina provocò una risata di entrambe, così schietta, così di cuore, così completa, che mentre  tutti le guardavano stupiti, a loro sembrò di sguazzare nel fiume per la contentezza.

Naturalmente quando a sera la storiella fece il giro delle osterie, la stima e la simpatia di Rosina e Maria, crebbero ad ogni bicchiere.

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