Almanacco del mese di Ottobre

Ottobre deriva dal latino October, cioè l’ottavo mese del vecchio calendario romano.
Questo mese era dedicato a Marte, il dio della guerra e della lotta che nondimeno nel mese di Marzo era considerato anche dio della rinascita. Invece, nel mese d’ottobre era evidenziato il suo ruolo di dio della guerra e raffigurava lo scontro con l’inverno che lo vedeva vincitore di quel periodo.Nei campi, in questo periodo prevale il colore caldo e triste delle foglie gialle e rosse, caratteristiche dell’autunno. A questo punto, sono pochi i frutti che la terra ci offre prima del suo ciclico riposo sotto le coperte dell’inverno. I contadini vanno raccogliendo dagli alberi le mele e le pere dell’inverno, i ricci che contengono le castagne si sono aperti facendoci vedere che sono giunte a maturazione, mostrandocele in tutto il loro splendore.
Tipici sono i rumori di questo periodo dell’anno, tra i quali il vento che “ulula” tra gli alberi che si predispongono al lungo sonno.
Con il mese d’ottobre dovrebbero giungere quelle piogge apportatrici di vita ed energia alle campagne riarse e seccate dalla calura estiva. Dalla declinazione sempre più negativa del sole, ci giungono dei raggi particolarmente adatti a portare a maturazione i frutti più caratteristici e duraturi di questo splendido mese: castagne, nocciole, noci, cachi.
Ed è sempre l’irradiazione solare di questo periodo a regalarci i colori e i riverberi più belli e intensi dell’anno, in un tripudio di marrone e giallo spruzzati qua e là nelle campagne e nei boschi.
Alzando gli occhi al cielo ci capiterà di vedere grandi stormi d’uccelli che stridendo si metteranno in viaggio verso sud per andare a godere di un sole più caldo e soprattutto alto nel cielo.
Nello stesso tempo questo è il mese della caccia. Non saranno comunque d’accordo beccacce e quaglie, vittime predestinate di questa antica passione.

Ottobre in poesia

Un tempo, era d’estate,
era a quel fuoco, a quegli ardori,
che si destava la mia fantasia.
Inclino adesso all’autunno
dal colore che inebria,
amo la stanca stagione
che ha già vendemmiato.
Niente più mi somiglia,
nulla più mi consola,
di quest’aria che odora
di mosto e di vino,
di questo vecchio sole ottobrino
che splende sulla vigne saccheggiate.
Sole d’autunno inatteso,
che splendi come in un di là,
con tenera perdizione
e vagabonda felicità,
tu ci trovi fiaccati,
vòlti al peggio e la morte nell’anima.
Ecco perché ci piaci,
vago sole superstite
che non sai dirci addio,
tornando ogni mattina
come un nuovo miracolo,
tanto più bello quanto più t’inoltri
e sei lì per spirare.
E di queste incredibili giornate
vai componendo la tua stagione
ch’è tutta una dolcissima agonia.
(Vincenzo Cardarelli)
O dolce quieta mattina d’ottobre,
Sono pronte a cadere le tue foglie.
Il vento di domani, se sarà
Forte, tutte le sperderà.
Sopra la selva il richiamo dei corvi,
Forse domani se n’andranno a schiera.
O dolce quieta mattina d’ottobre,
Lente inizia le ore di questo giorno.
Fa’ che il giorno ci sembri meno breve.
Noi, cuori non avversi all’illusione,
Illudi nel modo che sai.
Stacca una foglia all’aprirsi del giorno,
A mezzodì stacca un’altra foglia;
Una dai nostri alberi, una molto lontano.
Attarda il sole con la nebbia gentile:
Incanta la terra col tuo ametista
Oh lentamente!Per amore di quella vigna, non foss’altro,
Le cui foglie già sono strinate dal gelo,
I cui grappoli andranno altrimenti perduti
Per amore di quella vigna lungo il muro.
(Robert Frost)
I colori del mese

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Il mese visto da Giancarlo Rotisciani

Proverbi e usanze della tradizione popolare

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A Ottobre se domanna funghe castagne e jhianna.
A San Francesco parte ‘r callo e viene ‘r fresco. (4 ottobre)
Quanno ottobre scroscia e tona l’invernata sarà bona.
Ottobre piovoso, campo fruttoso.
Chi vole l’uva tanta poti le viti con la pampana.
Pe San Luca ‘r bon bifolco ha già messo tutto in solco. (18 ottobre)
A ottobre in cantina da sera  a mattina.
Chi semina a ottobre miete a giugno..


Accadde in Ottobre a Castiglione

1 ottobre 1867 – scoppia la rivoluzione

Sul finire di settembre del 1867 ha inizio la campagna dell’Agro romano per la liberazione di Roma condotta dai volontari Giuseppe Garibaldi con lo scopo di conquistare Roma e il Lazio, ancora non annesse al Regno d’Italia e sotto il dominio papale.
Il noto patriota e martire Enrico Cairoli nomina a capo dell’insurrezione che sarebbe dovuta penetrare da Orvieto il castiglionese Girolamo Corseri, affincato da un esperto capitano garibaldino, il livornese Giacomo Galliano. Il 28 settembre la banda del Corseri passa il confine dello Stato Pontificio occupando Grotte S. Stefano, Bomarzo, Soriano e avanzando fino a Ronciglione. Da qui, dopo essersi imbattuti in una imboscata pontificia e rimasti in assenza di ordini del comandante Acerbi, la banda di volontari si ritira per ricongiungersi con gli altri gruppi sul confine Orvietano. Risalendo i territori del viterbese, la colonna di Corseri e Galliano giunge a  Castiglione, dove la popolazione è ancora ignara dell’inizio della rivoluzione che è divampata nell’alto viterbese.  I garibaldini, tra i quali alcuni castiglionesi già al seguito di Corseri, irrompono sulla caserma dei gendarmi che vengono disarmati, derubati di munizioni, biancheria e calzature. Scoppia la rivoluzione in paese: mentre il Galliano provvede a fare innalzare la bandiera tricolore viene abbattuto e spezzettato lo stemma pontificio del paese. I volontari sfondano le porte delle abitazioni dei sospetti nemici, li mettono in fuga e saccheggiano loro viveri e oggetti di valore. Intimorito dalla furia dei rivoluzionari e raggiunto da serie minacce, anche il parroco Don Francesco Fabbri si darà alla fuga.
Il 2 ottobre la banda del Corseri e Galliano accorre in difesa dei garibaldini entrati a Bagnoregio, riportando una eroica vittoria sui pontifici.  Ma la vendetta dei papalini si abbatterà sui garibaldini di Bagnoregio tre giorni dopo, lasciando sul campo circa 70 morti (tra i quali il castiglionese Giuseppe Scoponi), 57 feriti e facendo 110 prigionieri. La compagnia del Corseri dopo essersi difesa valorosamente alle Palare è costretta alla ritirata, il Galliano per avere salva la vita si fingerà morto gettandosi in un dirupo.  Gli scampati garibaldini alla “battaglia di Bagnorea” del 5 ottobre, si ritroveranno in gran parte a Castiglione dove regnerà l’anarchia per tutto il mese di ottobre, tempo in cui l’intero viterbese sarà stato liberato dal papato. La sconfitta di Mentana  pose presto fine anche all’occupazione garibaldina nel viterbese, ma Castiglione, essendo l’ultimo baluardo di confine, continuerà ad essere per qualche mese rifugio e crocevia per molti sbandati garibaldini.  Il 27 ottobre risultano sostare a Castiglione circa 200 garibaldini.
Comunque la rivoluzione era finita nel peggiore dei modi, Roma e il Lazio rimanevano ancora sotto il dominio del papa.
Anche Castiglione fu scenario, non indenne, di quella baraonda garibaldina nell’ottobre del 1867.

Domande e risposte

Chi erano un tempo i Remigini?

Fino al 1977, il 1° di Ottobre iniziavano tutte le scuole e, poiché in questa data si festeggia San Remigio, i bambini di prima elementare erano detti “remigini”.

Curiosità

I Numeri del Destino per i nati nel mese di Ottobre

Prima decade di Ottobre: per le nascite dal 2 al 11.
Persone intelligenti e creative in grado di raggiungere qualsiasi obiettivo prefissato.
I nati nella prima decade hanno problemi nei sentimenti e soprattutto nell’unione coniugale, spesso sfociano separazioni e divorzi.
Buone le prospettive di elevazione sociale.

Seconda decade di Ottobre: per le nascite dal 12 al 21.
Le persone nate nella seconda decade non amano i rapporti tra parenti e faticano nel rapporto di coppia.
Infaticabili lavoratori, generalmente preferiscono la campagna.
Hanno grandi possibilità di successo.

Terza decade di Ottobre: per le nascite dal 22 al 31.
Persone molto intelligenti con ottime doti di praticità, ma spesso troppo pignole e vendicative.
Hanno le idee chiare su ciò che vogliono fare nella vita e spesso riescono a realizzarle se non si lasciano andare in colpi di testa.
I nati nella terza decade sono predisposti alle malattie degli organi genitali.


Il numero del Destino rappresenta un percorso di vita, ma in ogni caso la nostra vita è nelle nostre mani, siamo responsabili di ciò che facciamo e delle situazioni in cui veniamo a trovarci, a cominciare del luogo in cui abbiamo scelto di nascere e dei genitori che abbiamo preferito per continuare un nostro percorso di vita umana sul pianeta Terra

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