Viaggio nel passato

di Gianni Gozzuti da Buggiano (PT)
 
Gianni e la moglie Francesca all'autogrill di Serravalle

Il racconto della mia vita inizia da oggi, dai miei 60 anni, su invito di Marcello di iniziare dai miei anni d’infanzia vissuti a Castiglione. Così sono venuto sul sito, ho letto quello che ha scritto Pippo e mi sono detto: “Mah! Ci provo!”. E’ difficile ricordasi di tutto, ma forse ripercorrendo a ritroso le varie tappe mi diventa tutto più facile. Mio nipote Pietro Gozzuti che oggi ha 4 anni, mi ricorda in molti atteggiamenti i miei lontani 4 anni.Nel 2010 sono andato in pensione dopo 40 anni di lavoro presso Autogrill dove ho avuto molte soddisfazioni ma ho anche dovuto impegnarmi per imporre la mia personalità. Fino al 2001 sono stato considerato e ben voluto in azienda, poi quando il fisico ti fa un bruno scherzo allora….
Nel novembre 2001 ho avuto un piccolo infarto che per fortuna ho superato bene, ma sul lavoro mi ha riservato qualche conseguenza poco piacevole e soprattutto da parte di chi ti aspettavi almeno un po di comprensione. Ma come si sol dire:” Tutti necessari ma nessuno indispensabile”.
Nel dicembre dello stesso anno mi arriva la lettera di invito alla cena dei 50 anni dagli amici castiglionesi, alla quale con grande dispiacere non ho potuto partecipare, visto che il colpo era ancora truppo fresco. Adesso siamo a quella dei 60 anni e stavolta ci sarò.
Per via dei miei impegni passati avevo tralasciato di frequentare Castiglione, ma in questi ultimi anni per la festa del SS Crocifisso è diventato un appuntamento fisso. Per il 2 e 3 maggio cerco di essere sempre presente e anche per sole poche ore.

Seoul 1988 - Gianni con Mauro Tassotti

Nel 1997 sono stato impegnato in una missione lavorativa in Grecia per allestire e avviare alla sua attività lavorativa un ristorante Autogrill,  affrontando non poche difficoltà sia per la lingua che per la cultura lavorativa del posto.
Nel 1988 ho avviato insieme a Sergio Volentieri il primo locale in Europa con il “Tutto Fresco”.
Sempre nel 1988 grande soddisfazione. Ancora con Sergio siamo impegnati alle Olimpiadi di Seoul (Corea de Sud) come cuochi responsabili degli atleti e non solo italiani.
Quei momenti ti fanno capire quanto sia importante lo spirito di gruppo essere se stessi, umili, disponibili, socievoli come siamo noi Castiglionesi.
Le poche sere in cui ero libero dagli  impegni di cucina per  gli atleti, che ovviamente si contavano sulle dita, uscivo dal Villaggio Olimpico per fare un giro in città con la divisa della delegazione olimpica italiana e immancabilmente come tutti gli altri venivo circondato da ragazzini Coreani armati di carta e penna che mi chiedevano un autografo credendomi chissà chi.  Io mi divertivo molto a firmare quegli autografi, illudendomi un po pure io.

Sergio Volentieri e Gianni Gozzuti sulla stampa coreana

Quando la sera avevo finito di fare il mio dovere ci ritrovavamo cuochi, atleti, tecnici e massaggiatori, nel piazzale davanti ai palazzi dove alloggiavamo e sentivi in mezzo al cemento cantare le cicale elettroniche che ti davano un senso di campagna. Accidenti questi Coreani quante ne inventano! Poi giù barzellette, c’era chi imitava Sandro Ciotti e chi faceva i gavettoni. Lì  ti sentivi parte di loro, poi ogni tanto qualcuno si avvicinava e mi chiedeva una stecca di cioccolata, oppure: “Domani tardo un po’,  mi lasceresti della pasta?”. In quelle circostanze ti senti veramente importante.Negli anni precedenti di lavoro ho avuto il privilegio di avere come direttore il compaesano Sandro Camilli, una persona di straordinaria intelligenza, umanità, pacatezza, con il suo modo di agire mi ha fatto capire molte cose e il fatto che spesso vivevo solo nel mio mondo contro tutti. Grazie Sandro, sarà difficile dimenticarti!
Nel mentre ho avuto due figli, gli anni erano passati con qualche difficoltà tra gli impegni e i pensieri della famiglia, con la scuola dei figli, con le partite di calcio, le corse in bicicletta e via discorrendo.

Mi sono sposato nel 1973 con la donna che avevo conosciuto tre anni prima e con una storia familiare simile alla mia. Anche lei era orfana di padre e anche lei veniva da fuori per lavorare.
Ci siamo subito compresi a vicenda. Ho fatto il militare al suo paese di origine e così è cominciata la storia che dura da 41 anni.

Gianni con gli amici castiglionesi

Sono sceso già all’età di 19 anni, provo a ricordare qualcosa della breve infanzia che ho vissuto a Castiglione. Ricordo le partite di calcio e le domeniche mattina, quando a turno Sansonetto o Rodolfo Tafani o Angelo Calabresi venivano a prendermi a Orvieto, dove ero in collegio, per giocare la partita del pomeriggio. Le sfide a calcio erano su al campetto del cimitero e giù in piazza con le  pallonale sulla facciata della Chiesa e con Dan Camillo che ci rincorreva e il Gallantino, la guardia di allora, che cercava di prenderci il pallone.
Le sfide erano fra Castiglione Nord contro Castiglione Sud.
Ricordo quando con Vivenzio Sarnà, Gino Sangiusti e Sauro Gorini giocavamo imitando gli eroi dell’antica Grecia ( Iliade). Ricordo quando Daniele Saburri, figlio del maresciallo, per dimostrarmi quanto tagliasse una lametta da barba mi ferì in un ginocchio.
Un giorno litigai con Omero Volpi che mi diete un morso in un braccio di cui oggi riporto ancora i segni. Ho il segno della V come se avesse lasciato il marchio.
Ricordo le corse sfrenate giù per il Rivellino con quelle gambine corte che sembravano due ruote di carro e le sfide a ruba bandiera.
Una sera, era estate e come tutte le sere cercavamo di rimanere fuori fino a tardi giocando a nascondino. Io mi ero nascosto sul cassone di un camioncino, un OM Lupetto rosso, che era percheggiato al Pantano. Tra un arcata e l’altra del muro esterno della chiesa vi erano tesi dei fili di ferro che le donne usavano per stendere i panni. Dopo un “Tana e libera tutti” salto giù dal cassone del Lupetto battendo con la gola in uno di quei fili che mi lasciarono un segno non indifferente.

In gita a Napoli nel 1964

Tornai subito a casa senza calcolare che era troppo presto e con la testa abbassata per coprire il collo. Il mio babbo percepì subito  qualcosa, mi fece alzare il viso e con il gesto di levarsi la cintura mi fece capire che sul cassone era meglio non salirci più.
Una mattina dopo un temporale andai a cercare le lumache su nel giardino di Francesco Chiucchiurlotto e nel chinarmi per prenderne una urtai un occhio in uno stecco, facendomi molto male e rischiando così di perdere quell’occhio. Fortuna che poi non fu così.
Ricordo quando il sabato sera andavamo nella sala della televisione di Don Camillo a vedere il Musichiere. Picino entrava e  prendeva qualche spicciolo dalla cassettina che Don Camillo aveva messo per raccogliere qualche offerta per pagarci la corrente, facendoli poi ricadere dentro per far sentire il rumore dei soldi.
Le domeniche pomeriggio per entrare nella sala della televisione per vedere Rin tin tin o Lassie dovevamo essere stati prima alla messa del mattino. Su come era vestito il Prete e su chi erano stati i chierichetti erano le domande più frequenti che ci rivolgeva Don Camillo per avere il permesso di entrare. Ricordo quando la mia classe di scuola era stata trasferita temporaneamente a via del Rivellino, dove abitava Marcello, dove tanto per  ritardare l’entrata in classe ci bagnavamo la testa sotto la fontanella che era li davanti. Il maestro ”Lillo” ci puniva e noi gli staccavamo la pipetta della candela del suo Motom.
Quel 16 febbraio del 1951  nascevamo in tre a Castiglione: io Marcello Camilli e Antonio Perquoti, tanti auguri giovanotti, cento son troppi ma ancora una trentina vanno bene.

Un saluto e un abbraccio a tutti i castiglionesi

Gianni Gozzuti

con il CT della nazionale Enzo Bearzot

Con i parenti al ritorno da Seoul '88

a Castiglione in Teverina

a Buggiano (PT) con gli amici ospiti castiglionesi Sergio Volentieri, Marcello Camilli e Graziella Ferlicca

2 risposte a "Viaggio nel passato"

  1. Marcello Camilli 11 febbraio 2011 / 06:50

    Un caro saluto al mio amico gemello Gianni! Infatti i miei genitori mi hanno raccontato diverse volte che dovettero chiamare la “levatrice” (così chiamavano l’ostetrica) di Civitella per assistere mia madre, perchè quella di Castiglione era impegnata con altre nascite.

  2. Giuseppe Scorsino 24 febbraio 2011 / 23:48

    Quando Gianni è partito da Castiglione nel gennaio del 1970 per andare a lavorare con la Pavesi a Serravalle PT, io partivo lo stesso giorno come lui per andare a lavorare alla Pavesi ma a Soave VR. Io mi ricordo di questo perchè mi sono detto peccato che vado troppo lontano da castiglione. Il caso ha voluto così. Difatti io a Soave ci sono stato meno di un mese perchè mi sono licenziato. Chissà se fosse stato il contrario?
    Lui di questo che ho scritto non se lo ricorda di sicuro, ma io al momento ho un pochino invidiato lui perchè era stato a mio giudizio più fortunato (solo per la lontananza da Castiglione). Quanto sopra per dire quanto ero e sono ancora affezionato a Castiglione.

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