Il ballo di Marcello

di Marcello Corsi da Milano

piazza_Garibaldi
Piazza Garibaldi anni ’50

Davanti alle ex-scuole elementari, dove adesso abita Miranda, fino agli anni ’50 c’era una villetta su due piani con dietro l’orto, una fontana, una cantina scavata nel tufo ed alcune gabbie destinate a conigli e galline; quella era di mio nonno Eugenio Gabrielli capostazione di Castiglione alla fine dell’Ottocento. Nonno adottivo perché aveva preso con se, insieme ai suoi quattro figli, mia madre rimasta orfana all’età di sei anni imparentata alla moglie Maria.

Io sono nato lì, con l’aiuto della signora Margherita, appena scoppiata la guerra, con mio padre richiamato alle armi dopo tre mesi dalla mia venuta al mondo; mio fratello Ugo aveva quattro anni.

Il mio nome Marcello è casuale perché mio padre nel percorso fatto fino al Comune per la denuncia incontrò Eletti, allora segretario comunale, al quale era nata una bambina Marcella. Mio fratello era stato chiamato Ugo in ricordo di Ugo Gabrielli, figlio di nonno Eugenio, caduto eroicamente sul Col di Lana nella prima guerra mondiale, tornato al fronte sebbene già ferito ed in convalescenza.

i fratelli Marcello e Ugo
i fratelli Marcello e Ugo

E’ ricordato come eroe orvietano perché nato alla Stazione di Castiglione, località S.Egidio, sotto il Comune di Orvieto, ma era castiglionese.

Il ricordo della villetta è importante per i miei pensieri sul ballo e sulla musica, perché fra essa ed il cancello della villa Rosati ( Tecla ) esisteva un terreno di proprietà Rosati ma con uso di passaggio; questo terreno ,finita la seconda guerra, rientrò nei motivi di festeggiamenti ed entusiasmi dei castiglionesi e fu trasformato, con una gettata di cemento, nella prima pista da ballo “ Arena Azzurra”.
Si ballava con musica da giradischi, con fisarmonica suonata da qualche locale; una parte dell’Arena in fondo, sollevata rispetto alla zona dei ballerini, era destinata alla vendita di bevande e dolci e fu utilizzata anche come Ring per le prime riunioni di pugilato organizzate alla bene e meglio fra pugili locali, senza abbinamento di categoria e di pesi .Ricordo un incontro ridicolo fra Pietrolungo e mio zio A-Vito, piccolo e magrissimo ma che vantava insegnamenti di boxe durante la sua prigionia in Inghilterra.

Mossi i primi passi di danza in qualche angolo di quella Arena, immortalata nelle due foto mia e di Ugo inserite non per la vanità di due bei ragazzini ma perché si vedono le staccionate divisorie della pista. Nell’ultimo vicolo del paese, dove c’era la cabina elettrica ( Ubaldo ) in prossimità della discesa all’Ortaccio, vivevano i miei nonni paterni: appena la guerra, insieme a loro erano rimasti un fratello e due sorelle di mio padre, tutti e tre non coniugati ancora. La zia più giovane era una bravissima sarta, sempre aggiornata sulla moda, che si faceva spedire carta-modelli e cataloghi dalla “Rinascente” di Milano e quindi diverse ragazze ambivano lavorare presso di lei per imparare il mestiere. Lo zio aveva portato da Roma, dove era stato per sei/sette mesi perfezionandosi come falegname presso l’altro zio Bruno, un giradischi “La Voce del Padrone” con diversi dischi di opere e ballabili; io passavo qualche pomeriggio a sentire quella musica ed a fare i primi balli con le ragazze apprendiste che si alternavano divertite con il bambino “un poco birbante”come dicevano loro.

nella foto di sinistra la parte alta dove era il bar della pista.
nella foto di sinistra la parte alta dove era il bar della pista.

Da ragazzino, negli angoli per non intralciare i grandi, ricordo diversi veglioni nel vecchio oleificio di Vaselli, al piano sopra, dove le olive depositate nel periodo precarnevalesco avevano reso il pavimento scivoloso che facilitava i giri di valzer; questa struttura aveva una scala esterna ed era dove , sulla destra appena entrati nel piazzale del Museo del vino, si trova la nuova accoglienza con i locali di insegnamento e laboratori.

Insieme ai grandi cominciai a ballare sui dieci/undici anni nei locali del Partito Comunista, al primo piano della casa a sinistra dell’inizio del borgo; avevo un rivale svelto nell’invitare le mie preferite, Ninetto ( Rospo ) bravo perché aveva appreso i balli dalle sorelle e dalle vicine di casa. Ho ancora la sensazione del movimento delle mattonelle durante il ballo, chissà che rischio abbiamo corso con il locale sempre pieno. Qualche anno più tardi i balli furono organizzati nei locali a pianterreno, dove c’è adesso il ristorante “Borgovejo” sempre dal Partito Comunista e sempre con i dischi consumati e coperti da una patina di unto, tanghi soprattutto A Media Luz, Cumparsita, Caminito, Gelosia; non sono andati dispersi, li ho acquistati da Valentino in blocco ed ogni tanto li posso ascoltare con un vecchio giradischi con le puntine di metallo.

Nell’età in cui abbiamo cominciato a percepire che il ballo era una validissima opportunità per avvicinare le nostre coetanee, io, Peppe, Umberto (Picino), Enzino, Emanuele, Raniero ci siamo inventati l’Arena Maiali: era un piazzale in cemento di fronte alle stalle dei tori e sopra quelle dei maiali in zona Fattoria Vaselli dove c’è adesso il Centro Anziani. Ricordo simpaticamente come le mamme delle nostre amiche stavano sedute su una panchina da un lato e noi andavamo a ballare sempre dalla parte opposta, più buia sotto un grande ciliegio; la puzza era democratica, ammorbava tutti e due i lati.

a testa in giù agli alberetti
a testa in giù agli alberetti

Ero sempre alla ricerca di migliorare i miei passi di danza, portato per la musica tanto e vero che in quel periodo avevo anche imparato a suonare il clarinetto e facevo parte della banda musicale; per i ricordi della banda e dei vari personaggi che né facevano parte ci vorrebbe un altro racconto.

Alla radio nel pomeriggio un certo maestro Carenni dava lezioni di ballo; non ne perdevo una fra un compito e l’altro. Alla fine delle trasmissioni alla radio il maestro Carenni raccolse in un libro edito dalle Edizioni ERI (attuale Rai) tutte le lezioni con le figure dei ballerini e dei passi. Vi ricordate Onelio al tempo “ovarolo” lo tormentai finchè me lo acquistò a Roma ed io in cucina ricalcavo le orme ritagliate a suon di musica un, due,tre e….

Questa voglia di perfezionamento mi creò la presunzione di fare il maestro organizzando dei corsi per principianti, fra i quali mio fratello, nel magazzino dietro la bottega da falegname dove mio padre teneva le casse funebri; rido ancora al pensiero di quelle casse in piedi appoggiate alle pareti che facevano da spettatrici. In quel periodo ero andato ad abitare nell’appartamento sopra la bottega ed avendo più spazio, alla domenica, non mancavo di invitare gli amici ai pomeriggi danzanti sempre con l’attrezzature di Peppe. Quante feste in campagna, a partire da maggio a settembre   allo Spoletino, a s.Egidio, alla Madonna delle Macchie con la fisarmonica di Mescolino e con i biscotti dei Santesi locali. La conoscenza dei balli sud-americani, il tango figurato, la rumba sono ricordi legati alla comparsa a Castiglione di un amico romano del fidanzato di Ernesta, figlia maggiore del fattore di Vaselli di nome Pietro: Nino, così si chiamava quel giovane tutto impomatato, non alto ma abile nel ballo che ha finito per sposare Liliana che da quel momento abbandonò le scarpe con i tacchi e scoperse le “ballerine”. Un pensiero tenero alla mia compagna di danza di quei momenti di apprendimento, leggera come una farfalla per natura e sempre pronta ai nuovi passi, Rosita.

con gli amici castiglionesi
con gli amici castiglionesi

Peppe aveva un giradischi modernissimo che si poteva caricare per un tempo lungo, una collezione infinita di 45 giri sempre aggiornata, alcuni regalati da noi utilizzatori, ma lui da solo la arricchiva avendo a disposizione il cassetto della “stagnina”(mamma). Con questo materiale discografico abbiamo conquistato varie piazze vicine, Roccalvecce, Bomarzo, Bagnoregio; andava avanti Umberto con la sua faccia tosta per le presentazioni, poi lui aveva la patente e poteva guidare la Seicento di Alfonso presa a noleggio facendo la colletta con le nostre mance settimanali; non si spendeva molto anche perché i chilometri fatti erano sempre pochi, Umberto appena fuori Castiglione staccava il contachilometri.
Un ricordo particolare per Bagnoregio dove due sorelle più attempate di noi organizzavano, sempre alla domenica pomeriggio, dei balli nell’albergo di loro proprietà, con ogni ben di Dio offerto a basso costo; noi pagavamo con la nostra simpatia e giovinezza.

E’ venuto poi il tempo dei veglioni organizzati con regolare autorizzazione del Comune e della Questura, nel capannone sulla curva di Plinio, di proprietà di Cesare Ottaviani; ripulito per l’occasione addobbato con canne di bambù che riparavano alla vista una trebbiatrice e vari attrezzi meccanici. Sempre con il giradischi di Peppe ed il banco della vendita di alcolici e dolciumi forniti in comodato da Alfredo Basili. Furono elette anche le reginette delle serate con donazione alle ragazze di caramelle e non biglietti. Da queste occasioni ricavai anche un piccolo margine economico con il quale mi feci fare dal sarto da uomo “Scargetta”? un vestito su misura, ma misura piccola perché mi stava stretto, la giacca corta; su altri clienti di quel sarto notai gli stessi difetti; era più brava mia mamma, la mia sarta preferita fino ad allora.
Con quel vestito partecipai a veglioni più importanti a Bagnoregio, quello degli studenti dell’Istituto agrario, al Mancinelli di Orvieto dei liceali di cui facevo parte.

Nei giorni durante la settimana qualche serata danzante avveniva a casa della “maestra del Tabacco”; amici di avventura non erano i miei coetanei, ma giovani più grandi di me che mi delegavano ad organizzare facendo conto sulla mia capacità di relazione ed una certa riservatezza. A proposito di questa compagnia non posso non ricordare un veglione a Sipicciano dove siamo andati con la Fiat Topolino di Gigi Nicolai ed il camioncino di Renato Polverini, il quale si era dimenticato che sopra il pianale c’era un trinciaforaggio non affrancato che alla curva del fontanile sotto Sipicciano volò giù per la scarpata; guidava un poco allegramente Fiermonte. Passammo buona parte della serata a tirare su il trinciaforaggio.

Si ballava anche al mattino ad Orvieto; prima di riprendere il “postale” dopo l’ultima ora di lezione si correva alla trattoria “La Stella” dietro piazza S.Andrea, che aveva installato uno dei primi Juke-box, tre dischi cento lire, ma nessuno si staccava dalla propria compagna per andare a ricaricare i dischi; significava ricominciare da capo il corteggiamento legato al ballo, insomma si pomiciava un po’. Il periodo più intenso di ballo mattutino, sempre alla trattoria La Stella fu quello delle scosse di terremoto ad Orvieto durate una buona settimana; che incoscienza ma che bello!

Siamo negli anni ‘59/60:Enzino, veramente la sua famiglia, aveva un terreno dove adesso c’è il cinema Tevere, occupato da limonaie, qualche gallina, magazzini vari ma comunque non utilizzato per le attività del padre Osvaldo. Ci venne l’idea di emulare Viareggio con la sua Capannina e prendemmo la decisione di costruire una rotonda dentro in quel giardino, la nostra”Capannina”.

Ho ancora davanti agli occhi le immagini di quella notte quando, sotto la vigilanza di Siro che ci capiva, fu fatta la gettata di cemento misto alla polvere di breccina recuperata alle cave di Sermugnano. Sotto le luci improvvisate saremo stati in 30/40 ragazzi a lavorare tutta la notte. Il giorno dopo il cemento si era rassodato e le cose per il Sig.Osvaldo furono una realtà inattesa, ma comunque accettata con un sorriso sotto i baffi.

Quante serate sotto il cielo più stellato d’Italia, quello di Castiglione; alcuni fidanzamenti, qualche matrimonio, tanti bellissimi ricordi e tanta invidia dai giovani del vicinato; era un poco un Club privè ad inviti. Peppino di Capri e Mina hanno spadroneggiato,sono rimasti nei nostri cuori. Certo non giravano sostanze sospette, pastiglie eccitanti, per noi era il massimo della trasgressione offrire succhi di frutta nei vasi orinali ( acquistati nuovi!) e con la carta igienica al posto dei tovaglioli, ma quanta voglia di godere e che senso di amicizia con le quali ci siamo nutriti e diventati poi più grandi con altre responsabilità.

“La Capannina” è esistita per me anche nel primo anno di vita a Milano, come universitario; nell’estate successiva le mie vacanze sono legate completamente a questo magico luogo.

IMG_0022_2Ho continuato a ballare, naturalmente sempre di più in coppia fissa, a Milano nei locali in voga al momento il Charly Max, Newpenta, Royal dove cantava Fausto Leali il suo primo “A chi”, al Santa Tecla dove imperversava Celentano con i suoi amici, nei locali all’aperto sotto il Ponte della Ghisolfa, nei Circoli privati come quello dell’Aereonatica all’idroscalo dove mi portava Fredy il mio compagno di liceo, ufficiale a Milano, al Country Club della IBM dove era socia la mia futura moglie Luisella. Dopo il primo anno della Capannina abbiamo ballato in trasferta al mare di Viserbella dove siamo andati per una settimana io, Peppe, Rodolfo e Umberto con la Bianchina partendo dal Poggetto fra lo stupore degli amici che non credevano alla nostra intraprendenza ( che lungo viaggio!). E’ nella normalità poi la mia passione per il ballo negli anni a seguire, sulle terrazze dei Bagni al mare in Liguria dove ho trascorso trenta anni di vacanze estive; alcune serate, al sabato sera, accompagnando il mio carissimo fratello al Centro anziani di Castiglione, nelle occasioni passate in paese. A Milano per ben due volte con mia moglie ci siamo iscritti a delle scuole di ballo;i tentativi sono naufragati dopo qualche tempo, il primo perché mia moglie in quel periodo è caduta per strada fratturandosi un gomito; il secondo perché abbiamo riconosciuta nella maestra di tango la exmoglie di un nostro cugino. Bellissimo di tre o quattro anni fa il ricordo di una gara di ballo liscio vinta durante una crociera; che fatica con i nostri pesi e che fiatone!

marc3Adesso ho riacquistato un peso forma e non escludo una nuova iscrizione a qualche scuola di milonga e tango che tanto mi hanno appassionato. A proposito ho ballato per alcune sere in una tanghera nel quartiere Boca di Buenos Ayres con ballerine del posto durante una vacanza in Argentina.

Dedico questi miei ricordi a mio fratello Ugo che era un piacere vedere ballare, portava addosso proprio il gusto del ballo ed al mio amico Peppe che è mancato nei giorni in cui ho tentato di trasmettere con poche parole questi felici momenti della mia vita.

2 risposte a "Il ballo di Marcello"

  1. sergio volentieri 10 marzo 2015 / 23:45

    E bravo Marcello non sapevo che eri un ballerino ,”affermato”, di Ugo lo sapevo perché lo vedevo ballare nelle varie sagre di paese..Un caro saluto Sergio

  2. Laura Sensi 7 settembre 2020 / 19:43

    Neanche io conoscevo questa tua dote! Ricordo benissimo la Capannina, che mi sembrava quanto di più peccaminoso potesse offrire Castiglione…beata ingenuità. Grazie per tutto quello che hai scritto

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