RICORDI DI PADRE LINO CIGNELLI

di Francesco Chiucchirlotto ti trovi in: Il borgo > Racconti e ricordi

Due sono i viaggi di cui ho più caro il ricordo, perché in fondo rappresentano due aspetti importanti della mia vita: l’esperienza religiosa, e quindi la Palestina; quella politica, e quindi Cuba.Il viaggio in Palestina ha avuto un momento particolarmente significativo ed emozionante, l’incontro con Padre Lino Cignelli a Betlemme.

Ero con mia moglie ed alcuni amici da alcuni giorni in Palestina e con l’aiuto dei francescani che a Betlemme, dove alloggiavamo, gestivano una scuola ed un centro infanzia , potevamo muoverci agevolmente tra gli innumerevoli posti di blocco israeliani che punteggiavano, oggi ancor di più con il muro, il territorio.

Era il 2000, ed il processo di pace sembrava compiersi con la formazione di uno stato palestinese ed era vivissimo il dibattito sulle condizioni, le cause storiche e politiche che stavano maturando; padre Abuna Hibraim Falta, il monumentale frate che dirigeva la scuola e che tre anni dopo sarebbe stato il protagonista, dell’assedio della Chiesa della Natività dove si erano rifugiati degli attivisti palestinesi, era un lasciapassare autorevolissimo.

Sotto la sua guida visitammo Gerico, il Mar Morto, Hebron, Nazareth e la Galilea e naturalmente Gerusalemme.

A Lui avevo raccontato che proprio lì c’era un frate nostro compaesano, un Castiglionese di nome Padre Lino Cignelli e gli chiesi se lo conoscesse.

La faccia di padre Hibraim si allargò in un sorriso; certo che lo conosceva e chi poteva non conoscerlo: ” E’ un santo, è un santo” ci disse e raccontò che la sua statura morale e scientifica erano affermatissime in Palestina e che non c’era rinvenimento archeologico o paleoletterario che non lo avesse per protagonista filologo e linguista.

Ma la definizione che più mi colpì era quell’indicazione di santità che aveva pronunciato con grande e sommesso rispetto ed in più occasioni mi fece capire che il suo carattere dolce, ma nello stesso tempo fermo e rigoroso, era punto di riferimento per tutti, religiosi e laici.

Gli chiesi quindi se poteva avvisarlo che c’erano, (io lo avevo preannunciato prima di partire a Giorgio, suo fratello) dei suoi compaesani in fondo a pochi chilometri di distanza e naturalmente si impegnò a farlo, tanto che il giorno dopo ci preannunciò la visita di Padre Lino a pranzo.

Credo si possa immaginare l’emozione nel vederlo apparire con la sua andatura altalenante, il sorriso serafico, il parlare scandito e preciso, fragile e coriaceo nello stesso tempo.

La sua figura minuta sembrava ancora più piccola accanto a quella massiccia di Padre Hibraim (Vedi foto), ma ancora più sorprendente era il rispetto deferente che questi gli dimostrava.

Avevo portato, ad ogni buon conto, un regalo per Padre Lino; siccome era la Settimana di Pasqua, l’avevo scelto con cura: si trattava di un agnellino di peluche, con il manto fatto di soffice lana e riempito di una ventina di ovetti di cioccolato.

Appena glielo diedi mi disse che lo avrebbe dato ai bambini che frequentavano il convento di Gerusalemme e ricordo che la cosa sul momento un po’ mi dispiacque.

A tavola parlammo a lungo di Castiglione naturalmente, dei suoi parenti, di Don Camillo, ma soprattutto della situazione della Palestina che seguiva con particolare apprensione, perché l’occupazione militare israeliana tendeva a schiacciare non solo i Palestinesi, ma anche i Cristiani, ed in particolare i Francescani, che erano considerati degli intrusi ed in più pericolosi perché prestigiosi ed inattaccabili.

Lo accompagnai poi verso sera in pulman a Gerusalemme e lo abbracciai forte quando scese davanti all’ingresso del Convento.

Ogni volta che ne ho avuta  l’occasione ho raccontato con orgoglio il fatto che un Castiglionese era importante in Palestina, che si era distinto per scienza e religiosità, e conquistato un prestigio internazionale.

Ora che non c’è più ho quasi pudore a parlarne, come se mi si sciupasse l’immagine straordinaria di un uomo e mi fosse difficile trasmettere l’importanza di una figura che solo la Chiesa di tanto in tanto sa creare.

Ma c’è ancora qualcosa che vorrei dire di Padre Lino, anzi due.

La prima è che per qualche particolare coincidenza ogni volta, per anni, che tornava a Castiglione, lo incontravo nel crocicchio davanti alle scuole elementari tra Via Gramsci e Viale Trento e Trieste: io entravo uscivo di casa e Lui da casa andava o tornava dalla chiesa.

Ogni volta era un lieto incontro, un saluto che si arricchiva di commenti, in particolare i richiami alla Madonna e negli ultimi anni la sua preoccupazione per l’educazione dei giovani.

Questa coincidenza, assolutamente normale per chi fa la stessa strada, mi era diventata un appuntamento immancabile e credo di averlo mancato in tanti anni poche volte .

L’altra cosa riguarda due lunghe conversazioni che ho avuto con Padre Lino accompagnandolo verso casa: tanti anni fa, mentre infuriavano i movimenti giovanili più o meno rivoluzionari, gli posi il problema delle fonti evangeliche come parola divina, contestandogli che in fondo la scelta tra le fonti apocrife, tra l’altro vecchie di quasi un secolo dallo svolgimento dei fatti, era una operazione squisitamente umana e determinata anche da interessi specifici della Chiesa di allora.

Padre Lino credo che rimase colpito dal mio argomentare; all’epoca avevo affinato una dialettica piuttosto efficace nelle continue discussioni assembleari; però con calma ed anche con abilità spostò il confronto dal terreno filologico e storico a quello della fede e del suo rapporto con la scienza e l’intelligenza umana.

Ci lasciammo infervorati dalla discussione e ad ogni occasione che poi si presentò non tornammo sull’argomento.

L’ultima volta che lo vidi, mentre lo accompagnavo verso casa, gli chiesi di Sant’Agostino; c’era in televisione uno sceneggiato sul Dottore della Chiesa e quindi ero incuriosito di sapere cosa Lui ne pensasse.

Indimenticabile la lezione che ebbi il privilegio di ottenere: con lucidità e pochissimo argomentare mi spiegò che con Agostino si esce dalla dimensione culturale classica grecoromana, ancorata al mondo reale e terreno ed ai suoi valori; si afferma la primazia dello spirito ed è l’anima e la sua salvezza che occupa la vita dell’uomo come missione di salvezza e come mezzo di crescita culturale e sentimentale.

Ora che Padre Lino non c’è più siamo tutti più poveri; la comunità castiglionese ne è priva come dei suoi famigliari tragicamente scomparsi nel 2008.

Quando nell’estate di quel terribile anno lo incontrai, io che con Giorgio ero cresciuto e ne sentivo particolarmente la scomparsa e quindi solo a parlarne sentivo un groppo in gola, mi impressionò il suo richiamo alla volontà divina, la serenità con la quale ne parlava e ne trasmetteva la forza.

Un uomo eccezionale, di cui non dobbiamo perdere il ricordo ma su di esso crescere e migliorare.
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padre Lino Cignelli - Francesco Chiucchiurlotto - padre Abuna Hibraim Falta

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padre Lino Cignelli - Francesco Chiucchiurlotto

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