IL DAZIO

di Francesco Chiucchiurlotto

Quando appena la guerra ci si arrangiava alla meglio, in paese fiorivano i commerci, soprattutto con la capitale: portare a Roma vino, olio, farina era un mestiere redditizio e comportava anche l’avventura di entrare a Roma, la Città Eterna, i Colli Fatali, il Papa.Fernando era stimato in questo traffico per la sua forza fisica; in un corpo non certo imponente, erano avvitati muscoli d’acciaio, che facevano balzare i sacchi di farina da terra al cassone del camion, in un baleno.Era anche conosciuto per l’arguzia, la battuta pronta ed una certa filosofia o meglio ancora scienza di vita, con la quale interpretava la storia e gli uomini, spesso con qualche inaspettata ragione.

Quando il fattore gli chiese anni addietro, quanti quintali d’uva facesse la vigna che faceva a mezzo col padrone, gli rispose: “ Quattro o cinque, sei, sette, fattò, dipende” interpretando a modo suola Rerumnovarum sulla divisione del lavoro.

Un’altra volta, tanto per rimarcare di che fede politica fosse, a chi gli chiedeva di che colori fosse la bandiera italiana, rispose: E, che è rossa, che è rossa, che è rossa”

Insomma un soggetto benvoluto da tutti, stimato e ricercato.

Quel giorno appena arrivato con il carico a Roma dovette andare come al solito all’Ufficio del Dazio per pagare la bolletta dell’IGE; senonchè, non avendo potuto provvedere prima, ebbe un soprassalto alla vescica urinaria.

Si guardò intorno ed appena svoltato l’angolo dove era la guardiola del piantone del Dazio, non vedendo nessuno, né tantomeno essendoci porte e finestre alla vista, si accostò al muro e si liberò con gran sollievo e soddisfazione,

La cosa durava e durava, senza che Fernando avvertisse quel senso di compimento che precede il brividino della fine del flusso, mentre il rigagnolo riempiendo i vari solchi del selciato si faceva strada oltre l’angolo, avvicinandosi pericolosamente alla guardiola del piantone.

Questi appena visto il liquido che avanza verso l’ingresso dell’Ufficio se ne uscì con una imprecazione a voce alta “Ma porc… che …” ed aprì la porta a vetri furioso.

Fernando… ne tre ne quattro, sentendo il trambusto ed i passi in avvicinamento, afferrò la bottiglia di vino del pranzo che aveva nel tascapane a tracolla e si mise a versarla nel punto esatto dove aveva orinato.

Che volete … m’ha preso di spunto…”

Disse convinto al piantone che si aspettava di cogliere in fragante uno sporcaccione ed invece si trovava di fronte un giovane paesano alle prese con un vino andato a male.

Fernando approfittando dello stupore della guardia, si infilò nell’ufficio del dazio contento di esserla cavata ancora una volta.

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