LA FIERA VA A SCUOLA

di Francesco Chiucchiurlotto

La fiera del paese era una festa, soprattutto per gli scolari delle elementari, che intanto non andavano a scuola e poi avevano davanti una giornata completamente diversa da trascorrere tra cose e persone sempre nuove.

Quell’anno il tempo era stato particolarmente favorevole ed un bel sole caldo, stante la stagione invernale, aveva allietato gli “spazzini” e la gente che a frotte era accorsa da tutto il circondario; se la confusione regnava sovrana, i re ne erano proprio i ragazzi delle elementari che scorrazzavano fendendo la folla che riempiva la piazza, il corso e Via Orvietana, rincorrendosi e vociando con una energia tanto inesauribile, quanto molesta per chi vendeva o chi voleva fare compere.

Comunque a sera la soddisfazione tra gli ambulanti che riponevano bancarelle e teloni nei loro automezzi, era tangibile ed anche lo strato di cartacce, scatole, rifiuti di ogni genere che lasciavano a terra, dava un tocco di allegria, di consapevolezza di una buona operazione conclusa, insomma erano tutti contenti.

L’indomani, nelle classi IV e V, il tema del compito in classe fù, manco a dirlo, “La fiera: come hai passato una giornata interessante e diversa per il paese? –

I ragazzi si misero a scrivere d’impegno ed a mezzogiorno le maestre ritirarono i quaderni ed iniziarono chi la lezione di storia e chi quella di matematica; dopo aver corretto i compiti a casa avrebbero l’indomani riconsegnato i quaderni con i voti ed i temi corretti con la matita a due colori, il rosso per gli errori lievi, il blù per gli strafalcioni.

L’indomani appena la campanella suonò l’avvio delle lezioni e l’apertura del portone d’ingresso, non sfuggì a nessuno che c’era qualcosa di nuovo e di non piacevole; infatti il maestro Ceccani, autorità assoluta della scuola, per la sua preparazione, per il suo carisma ed anche per la sua mole ed il suo vocione, era ben piantato in mezzo al corridoio che Landa, la bidella, aveva lucidato a dovere, con lo sguardo severo delle occasioni gravi.

“Che sarà successo? Ma che c’è?, perché qualcosa c’è senz’altro; Pietro avrà rifatto il matto?” – come quella volta che si sdraiò nell’androne con una chiazza di vernice rossa sotto la testa, che sembrava una macchia di sangue fuoriuscita da un cranio spaccato.

“Macchè stavolta Pietro non c’entrava affatto”

Appena in classe le maestre di IV e V fecero, scure in volto, pressoché la stessa allocuzione agli scolari :

“E’ successo un fatto increscioso, in un tema sulla fiera dell’altro giorno, è stato descritto per filo e per segno, con tanto di nomi, che avete rubato dalle bancarelle; vergogna! Non mi sarei mai aspettata da voi una cosa del genere.”

Poco dopo il maestro Ceccani, rincarò la dose, spargendo trai banchi un autentico timor panico:

– Sappiamo tutto, perché chi doveva ha confessato; prima di chiamare i Carabinieri darò a voi ed alle vostre famiglie una occasione, una sola opportunità; domattina accompagnati dai vostri genitori riconsegnerete, dico ri-con-se-gne-re-te tutto quello che avete sottratto durante la fiera.”

Un silenzio assoluto accompagnò il maestro, mentre dal corridoio risuonava come un tuono, amplificato dagli alti soffitti dell’edificio scolastico, e come un’invettiva, definitiva e roboante il suo classico:

          “Bambocci!!”

Durante il pomeriggio mezzo paese fu in subbuglio; le mamme si parlavano a vicenda soppesando la gravità dell’accaduto e spergiurando:

“Il mi fijo nun c’entra gnente, sapè…”

Ma l’indomani a fine mattinata le cattedre di IV e di V erano stracolme di oggetti in modo incredibile:

Coltellini, spaghi, caramelle e gomme americane, un paio di guanti di pelle, manciate di chiodi,  tre automobiline, cartocci di semi di zucca che a manciate avevano riempito le tasche dei calzoni dei ragazzi, una quantità impressionante di cacciavite, un bel mucchio di pallette di pezza con elastico, un mazzetto di cipollina da mettere a dimora nell’orto, biglie di varia foggia e colore e ben avvolto in carta oliata, un pezzo di salamino affumicato, abbondantemente smozzicato, che sicuramente veniva dal banco del pizzicagnolo dell’Amiata, e tanto altro.

Insomma l’operazione recupero riuscì in pieno, anche se mise in forte imbarazzo le maestre che con tutta quella roba non sapevano che farci, né c’era la possibilità di restituirla agli irrintracciabili proprietari.

“La consegneremo ai Carabinieri!”

Fù la soluzione annunciata; ma il Maresciallo fece sapere che non sapeva che farci di tale refurtiva e che piuttosto era bene chiudere la cosa senza denunce o clamori.

Di preciso non si seppe che fine fecero le due scatole piene di ogni mercanzia, ma sicuramente,depurate da beni marcescibili e deteriobili, finirono in qualche magazzino del Comune.

Si seppe invece dal racconto del tema di Angelo, come quell’anno si fosse scatenata una sorta di competizione tra i maschi della V elementare, a chi mettesse a segno  più colpi tra le bancarelle; e la cosa si era diffusa con euforia ed emozione tra i più grandi della IV; a sera naturalmente il bottino era cospicuo.

Ma si può dire che la lezione bastò perché negli anni seguenti nessuno ebbe più a lamentarsi o …forse nessuno ebbe più a vantarsene?.

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