LA MONTA NELL’ INSEMINATOIO

di Francesco Chiucchiurlotto

Agli occhi dei ragazzini di Castiglione, l’edificio dell’inseminatoio sembrava un ospedale: per via delle piastrelle bianche e lucide  che ne ricoprivano le pareti sino ad una certa altezza, per loro atratosferica, e per i camici bianchi che indossavano sia il Dr Vincenzo che i suoi aiutanti Colombo ed Umbertino.

Sorgeva al limite del vecchio paese, all’ombra di giganteschi pini ed aveva sul davanti una specie di torretta che ne dava un aria ancora più austera.
Lì dentro si celebravano i fasti riproduttivi della famosa razza chianina, buoi da tiro, da latte e da carne, un vero patrimonio ambulante, una ricchezza multiforme per chi li possedeva, uno spettacolo di potenza e mitezza carducciana, che si rinnovava ogni volta per le vie del paese, quando passavano tirando i carri che tornavano alle rispettive stalle.

Come dimenticare i loro nomi gridati lungo la discesa del Rivellino quando i contadini tiravano con tutta la loro forza la corda del freno e con altrettanta forza della voce incitavano: “Rondinèèèèè!!!, Nerìììì!!!”; mentre Rondinella e Nerina, forse anche per il poderoso sforzo muscolare in atto, evacuavano blocchi di cacca che si spiaccicavano fumanti d’inverno e profumati d’estate, sulle lastre di travertino della strada.

Insomma l’essicatoio ero un posto magico per noi bambini: la monta dei tori era uno spettacolo proibito e quindi quando con una serie di sotterfugi e appostamenti si riusciva a sbirciare il toro che saliva sul dorso della vacca e iniziava l’atto riproduttivo era uno shock.

I volumi enormi di carne in azione, gli alti muggiti che trovavano eco sempre diverse  nei vari stanzoni che attraversavamo, lo sperma copioso che avanzava sul pavimento, l’ambiente asettico che ci circondava: era un altro mondo.

In quest’altro mondo si recarono una mattina Evandro e Rina sua moglie, mezzadri dei Sensi,  per parlare con il Dr Vincenzo di una vaccina che non stava troppo bene.

Incontrarono Umbertino che affaccendatissimo spruzzava acqua sul pavimento con un tubo , per ripulire bene gli ambienti dopo una operazione di inseminazione, che li accompagnò dal Dr Vincenzo.

Dopo aver sistemato le loro cose, mentre uscivano, incontrarono Colombo che portava via un toro maestoso, fiero e soddisfatto di aver compiuto sino ad allora il proprio dovere.

A tale vista Rina non potè resistere ad innescare uno sfottò per il proprio marito, rinnovando quel duello benevolo e leggero che c’è sempre tra marito e moglie, ma che in campagna, dove tutto è più libero, dagli spazi alle convezioni, affronta anche argomenti che farebbero arrossire, o meglio avrebbero allora fatto arrossire, tante cittadine e qualche cittadino.

Così Rina chiese al Dr Vincenzo che cortese e compito come sempre li accompagnava all’uscita: “Dottò, ma sto toro, quante montate fa al giorno?”

“Quattro o cinque cara Rina, qualche volta anche sei” Rispose il Veterinario che dal lampo negli occhi furbi di Rina aveva capito l’antifona.

“Hae capito Eugè, altro che te” Gli spiattellò sul muso trionfante.

Eugenio, conosciuto all’osteria per le sue battute salaci e la pronta intelligenza nelle più varie circostanze, non si scompose e di rimando al Dr Vincenzo, con un occhio alla faccia di sua moglie gongolante: “Scusate Dottò ma le montate le fa sempre con la stessa vacca?”

“Ma che dite , lo fa con vacche diverse” Precisò il dottore ben felice, con un repentino cambio di posizione,  di poter concorrere all’affermazione del proprio sesso.

Hae sentito Rì’? monta vacche diverse; se volemo provà così, io le fò anche dieci!!”

Pare che per qualche giornola Rinatenne il muso ad Evandro, anche perché la battuta fece subito il giro delle osterie rendendo il vino ancora più sapido in bocca e veloce nel bicchiere.

Una risposta a "LA MONTA NELL’ INSEMINATOIO"

  1. xxxxx 26 dicembre 2011 / 18:43

    Bel racconto, ma
    correggi al V° periodo: inseminatoio e non essiccatoio (credo)
    il nome del marito di Rina è Evandro o Eugenio?

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