MARCIA E BOTTE PER RIGHETTO

di Francesco Chiucchiurlotto

“Hanno ammazzato Giovanni Berta …”Cominciava così nel 1928 una fascistissima canzone alla memoria di Giovanni Berta, avanguardista ternano, morto durante uno scontro con i “rossi” che difendevano una camera del lavoro oggetto delle attenzioni di una squadraccia.

Era una canzone marziale, da cantare a squarciagola, che nelle intenzioni di chi l’aveva adottata come inno dei manipoli della Milizia Fascista, doveva servire da deterrente nei confronti di gente che si dimostrasse tiepida o peggio ancora refrattaria, ad una entusiastica adesione al regime.

Ed è proprio con questi fini che in una calda mattinata di luglio un manipolo castiglionese in assetto di marcia, fez, sahariana nera, fascia addominale e gambali, moschetto ‘91, e labaro in testa ad un gruppo di sei militi guidati da Altiero Durantini, era a Sermugnano intonando ad ogni giro della frazione la canzone di Giovanni Berta.

Era successo che nottetempo, proditoriamente, una mano nemica avesse tracciato una enorme falce e martello rossa  sotto l’arco di accesso di Piazza del Castello; s’imponeva quindi un’azione che riaffermasse il controllo del territorio da parte del potere locale.

Così a passo di marcia e di cadenza, quella particolare battuta ritmata introdotta dal Duce anche nel Regio Esercito, passato mezzogiorno la missione sermugnanese volgeva al termine: il gruppo, saliva Via del Bottina, traversata Piazza del Castelo scendeva per Via del Molino prima di imboccare Piazza San Silvestro e prendere la via di casa.

Righetto non era un fascista antemarcia, ma uno dei tanti che sull’onda dell’entusiasmo movimentista e spaccone, si era prima iscritto al PNF, poi era entrato nella milizia.

Quella mattina era per lui proprio maledetta: oltre all’afa che aumentava con l’approssimarsi del mezzogiorno, aveva una cucitura interna agli scarponi anfibi troppo sporgente proprio sull’attacco delle dita al piede; cosicchè ad ogni passo   una fitta lancinante,   dalla piaga ormai formatasi, saliva sino al cervello.

A voglia ad appoggiare il piede solo sulla parte esterna o a tenere rigida l’articolazione delle dita facendo pressione solo sul calcagno; il dolore  specie quando  veniva comandata  la cadenza, si faceva sempre meno sostenibile.

Così quando sentì Altiero comandare perentorio:  “Camerati, un’altro giro!”  si sentì venire meno.

Via di nuovo per Via del Bottina intonando:     “ Hanno ammazzato Giovanni Berta…”

La sofferenza era indicibile e sul suo volto affiorava  nella forma di un ghigno che gli increspava le labbra, aggrottava le sopracciglie, arrossava le guance; per non parlare dello stomaco che brontolava, data l’ora,  per i morsi della fame.

Forse per questo Altiero Durantini, tutto compreso nell’immarcescibile ideale fascista di forgiare italiani dalla ferrea volontà, guardandolo in faccia in prossimità di Piazza San Silvestro, decise di impartire il fatidico, mefitico, temutissimo ordine:

“ Camerati, un’altro giro!!!”

E di nuovo risuona il canto:

“Hanno ammazzato Giovanni Berta…”

Hanno fatto bene, per Dio !!! ”

Si stupì Righetto nel sentirsi gridare a piena voce quell’oscena, sacrilega invettiva.
E non aveva finito di stupirsi che il primo ceffone gli si stampò sulla faccia, seguito da una gragnuola di colpi che venivano da ogni parte, visto che anche i suoi commilitoni avevano più di un motivo per scaricare i cattivi umori accumulati nella spedizione di Sermugnano.

Una risposta a "MARCIA E BOTTE PER RIGHETTO"

  1. xxxxx 26 dicembre 2011 / 18:28

    l’ho sentita raccontare così: “hanno fatto bene, ch’era ‘n birbaccione !”

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