Ricordi dal Piano di Castiglione

Zona del Piano (dalla Stazione alla Poggetta).

Ricordi di Marcello Camilli in periodo di Coronavirus

Erano gli anni 50/60 quando le campagne erano ancora abitate e coltivate da famiglie contadine; tutti i poderi erano gestiti da una o più famiglie con conduzione a mezzadria. Io, figlio di contadini, mio padre Camillo conduceva insieme a mia madre ed i miei fratelli più grandi Gianni ed Ivo, il Podere denominato “Il Pisciarello” di proprietà del Sig. Nicolai Guglielmo.

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La Valle del Tevere e la zona del Piano visti dall’abitato di Castiglione in Teverina
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La zona del Piano in una foto degli anni ’70

La Zona del Piano di Castiglione che andava dalla Stazione FS al Podere della Poggetta, al confine con la frazione di Case Nuove (Civitella d’Agliano) era popolata da numerose famiglie contadine; le cito alcune che ricordo bene e mi scuso con coloro di cui non ricordo bene i nomi. Partendo dalla zona della Stazione FS di Castiglione avevamo le famiglie Arimondo (o Mondo) Camilli e Ferretti, il grande casolare lungo la strada della Stazione (pensate alla famosa fontana di Ferretti) a quelli del Pianello nel caratteristico grande casolare abitato dalle famiglie Camilli Anacleto e Persieri Ugo e Nello, alla Località Campolungo con la famiglia Salvatori Giulio ed i figli Giovanni, Olindo e Rina, quindi Spinetti Aquilino (padre del mitico Nello Spinetti operaio del Comune); al Centro del Piano sui lati della Strada Provinciale vicino alla Chiesa della Madonna della Neve c’era la famiglia Crocchioni e sull’altro lato della Strada Provinciale avevamo la rinomata famiglia dei Turullucchi (Giorgi Livio e Zeno), più sotto vivevano i Gobbi Umberto e Remo (tutto il podere è stato acquistato successivamente dal Professor Tozzi), più in là il Podere della Parrocchia condotto da Pistonami Pipeo, e quello di Della Marta Gino con la moglie Caterina; scendendo verso la località “Pisciarello” trovavamo: Paggio Nello e Franco, noi Camilli C. ed i Mescolini che conducevano il podere vicino alla vecchia Ferrovia, quindi attraversando il fosso verso Civitella d’Agliano, avevamo il podere Caselli con i fratelli Profili Onelio ed Eto, per salire poi verso le Coste dove trovavamo la famiglia Visciola (Podere La Casa) ed i Salomoni. La maggior parte dei poderi ubicati nel territorio di Castiglione in Teverina erano di proprietà del Conte Vaselli (INEC), del Conte Vannicelli, della famiglia Sensi Tito e Nicolai Gugielmo.

contadini
La mietitura a mano

In quel periodo la vita in campagna era caratterizzata da bellissimi momenti di condivisione dei lavori agricoli, di aiuto tra famiglie vicine (si diceva lo scambio dell’opera) per le raccolte dei prodotti agricoli come la mietitura, la carratura e la trebbiatura del grano o la vendemmia dell’uva; durante e dopo le fatiche giornaliere ci si ritrovava intorno alle lunghe tavolate con le donne indaffarate in cucina e gli uomini che mangiavano e bevevano chiacchierando e scambiandosi battute, poi spesso si finiva con balli e canti sull’aia accompagnati dal suono della fisarmonica.
Questa era la vita dei nostri genitori, degli adulti in campagna; i bambini cosa facevano? Come vivevano? Molti assecondavano i grandi nei loro lavori, si imparava presto fin da giovanissimi a lavorare, si diceva che a dodici anni i ragazzi maschi erano già da lavoro nei campi, le ragazze iniziavano a fare le faccende di casa, poi c’era la scuola; dalla campagna si andava a scuola a Castiglione a piedi, perché all’epoca non c’erano le macchine (le avevano solo le famiglie dei benestanti) e nemmeno lo scuolabus.
Io sono stato messo in collegio a Bagnoregio per consentirmi di studiare, e quando durante le vacanze estive tornavo a casa era una gioia, com’era bello vivere all’aria aperta in campagna liberi, sporchi di polvere ed un po’ selvaggi.

C VITA CONTADINA AL PISCIARELLO.
Con i miei fratelli al podere Pisciarello

I momenti più belli li passavo con mia cugina Rita Paggio che abitava nel podere distante circa 200 metri dal nostro, con lei che aveva solo un anno più di me, passavo buona parte delle giornate. La fisarmonica era lo strumento musicale più amato ed ambito dai contadini, il suono della fisarmonica portava allegria e spensieratezza, allietava le feste sull’aia ed i tresconi di carnevale che venivano organizzate, a turno, nelle varie case coloniche più spaziose; quelle che ricordo più festose avvenivano dai Turullucchi e dai Visciola dove, a tarda sera, offrivano gustosissimi dolcetti come i bianchini preparati dalle bravissime donne di casa. Questi erano momenti importanti che favorivano le conoscenze e gli approcci tra ragazze e ragazzi. Ricordo le mamme sedute sulle sedie impagliate ai lati della sala dove si ballava che controllavano le loro figlie femmine nella scelta del cavaliere che le invitava a ballare. Anche io chiesi ai miei genitori di imparare a suonare la fisarmonica, loro acconsentirono e ricordo che venne un contadino parente di una mia zia residente a Canale di Orvieto a portarmi una fisarmonica di 80 bassi con cui iniziai ad imparare.

Danze aperto
Danze di coppia all’aperto

I miei fecero venire un maestro fisarmonicista da Bagnoregio chiamato “Fernandino” che sapeva anche impagliare le sedie. Il mio corso di fisarmonica durò due anni finché non iniziai la scuola di Ragioneria ad Orvieto e decisi di dedicarmi solo allo studio. In questi due anni ricordo che si intensificò il rapporto di amicizia con la famiglia Visciola del podere “La Casa”. In particolare con i figli Armando, Nevino e Dario a cui piaceva tanto ballare il liscio ed ascoltare il suono della fisarmonica, per questo mi invitavano spesso a casa loro per sentirmi suonare quello che ero riuscito a fare con il metodo di “Ferdandino”.

Nelle nostre campagne era comune l’uso di trasmettere di padre in figlio piccoli trucchi che trasformavano meravigliosamente i piccoli rocchetti in qualcosa di molto più importante (trottole, biciclette, trattori, ecc.). Con alcuni amici vicini ci trovavamo per costruire proprio alcuni giochi con il legno ed altri materiali di riciclo. Piccoli artigiani crescevano.

GIOCHI TROTTOLE
Le trottole di legno, dette il Pittolo

Io non sono stato molto bravo, infatti ricordo che l’anno del nevone 1956, volevo costruire “uno spazzaneve” ma mentre provavo a tagliare un pezzo di legno con un coltello da cucina, mi sono ferito ad un dito della mano sinistra, mi sono spaventato dal sangue che vidi uscire dalla ferita e dopo averle buscate da mio padre, decisi che la manualità artigiana non era il mio mestiere.

giochi
I giochi artigianali di legno

Ricordo invece con molto piacere amici, coetanei che si dilettavano a costruire giochi in legno, erano già dei provetti artigiani, poi ce li mostravano con orgoglio e giocavamo insieme. Un ricordo particolare è del giovane Nello Spinetti, abitava vicino a noi ed era molto bravo a costruire modelli di mezzi agricoli con legno, lamiere ed altri materiali poveri: il trattore, il camion, la trebbiatrice, il carro.

Gli chiesi di costruirmi un camioncino in legno e con le ruote, lui in poco tempo me lo fece ed io mi divertii per diversi giorni a fare trasporti di ogni genere. C’erano poi i ragazzi amici dell’Aiaccia e dintorni come il bravissimo Aldemaro Caprioli, Giorgio Tarabù e Tonino Polegri che si preparavano a diventare provetti artigiani meccanici, falegnami, ecc… loro si adattavano a costruire i motopattini in legno e ruote con cuscinetti a sfera. Una volta che mi trovai ad assistere ad una loro costruzione, avrei voluto acquistarlo con piacere ma i miei genitori non vollero.

E PIAZZA MAGGIORE
Giochi in piazza Maggiore negli anni ’50

Un tempo con poco si sopravviveva alla noia, oggi purtroppo ciò non avviene più, come, a causa dell’aumento del benessere e del traffico non si gioca più nelle strade e i giochi tradizionali continuano a vivere solo nella memoria dei più anziani. Chissà se questo strano periodo dove siamo costretti a vivere in casa, senza lavoro, senza scuola, senza sport, ci insegni a modificare il nostro vivere globalizzato?

2 risposte a "Ricordi dal Piano di Castiglione"

  1. Marcello Corsi 15 aprile 2020 / 15:58

    Caro Marcello iltuo non é un racconto , è un film del miglior Fellini; ero un ragazzino diciamo di “città” ma ho sempre amato la campagna, i miei compagni di scuola che venivano dai casolari contadini
    Tu avevi Mescolini vicino grande fisarmonicista; ma dietro le stalle Vaselli,curate dal padre di Umberto, non c’era uncasolare di Giancarlo Primi? Era vicino a te? Un abbraccio

    • Marcello Camilli 17 aprile 2020 / 09:44

      Ciao Marcello, si è giusto il casolare dove stava Giancarlo Prima si trovava vicino ai Mescolini, adesso c’è l’Autostrada A1 vicino al vecchio casolare, noi stavamo più vicino alla strada provinciale a nord dei Mescolini, tra il fosso di Castiglione e la strada Provinciale.

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